Famiglie italiane e pressione fiscale al 43,5%, potere d’acquisto in calo: i conti Istat del II trimestre 2026
Nel secondo trimestre 2026 lo Stato ha incassato di più in rapporto alla ricchezza prodotta, mentre il reddito delle famiglie è cresciuto meno dei prezzi. Lo dice l’Istat nel comunicato del 5 ottobre 2026 sui conti trimestrali.
| Indicatore (II trimestre 2026) | Valore | Confronto |
|---|---|---|
| Pressione fiscale | 43,5% del Pil | +0,5 punti sul II trimestre 2025 (43,0%) |
| Reddito disponibile delle famiglie consumatrici | +0,4% | sul I trimestre 2026 |
| Prezzi dei consumi (deflatore implicito) | +1,4% | sul I trimestre 2026 |
| Potere d’acquisto delle famiglie | −0,9% | sul I trimestre 2026 |
| Spesa per consumi (a prezzi correnti) | +1,7% | sul I trimestre 2026 |
| Propensione al risparmio | 6,7% | −1,2 punti sul I trimestre 2026 |
| Indebitamento netto delle AP (deficit) | −2,0% del Pil | −2,1% nel II trimestre 2025 |
In una frase: le famiglie hanno speso di più soprattutto perché i prezzi sono saliti, e per farlo hanno attinto al risparmio.
Cosa misura davvero la pressione fiscale
La pressione fiscale non è “quanto paga una famiglia”: è il rapporto tra tutte le imposte e i contributi incassati dallo Stato e il Pil. Per l’Istat comprende imposte dirette, indirette, in conto capitale e contributi sociali.
Tre cose da sapere per leggerla bene:
- È un dato trimestrale grezzo. Le scadenze fiscali non sono distribuite in modo uniforme nell’anno, quindi l’Istat avverte che il confronto va fatto solo con lo stesso trimestre dell’anno prima. Il 43,5% non va quindi accostato al dato del primo trimestre.
- È un rapporto. Sale se le entrate crescono più del Pil, anche senza nuove imposte: per esempio con più occupati, salari più alti o più recupero di evasione. Nel trimestre le entrate totali sono cresciute del 4,5% sull’anno precedente.
- Il dato annuale è un’altra cosa. Nei primi sei mesi del 2026 la pressione fiscale è stata del 40,2% (39,8% nello stesso periodo del 2025). Per l’intero 2025 l’Istat, dopo la revisione del 22 settembre 2026, indica il 42,9%.
Attenzione: molti articoli riportano ancora il 43,1% per il 2025. Era la stima di aprile, poi rivista al ribasso.
Famiglie italiane: il reddito cresce meno dei prezzi
Tra aprile e giugno il reddito disponibile delle famiglie è salito dello 0,4%, ma i prezzi dei consumi sono saliti dell’1,4%. Il risultato è un potere d’acquisto in calo dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.
Il potere d’acquisto è il reddito “in termini reali”: quanto si riesce davvero a comprare con quello che si guadagna. Rispetto al secondo trimestre 2025 il calo è dello 0,4%.
La spesa per consumi è cresciuta dell’1,7%, ma è misurata a prezzi correnti. Con prezzi in aumento dell’1,4%, gran parte di quella crescita riflette rincari, non più acquisti.
Poiché la spesa è salita più del reddito, la quota di reddito risparmiata è scesa al 6,7%, contro il 7,9% del primo trimestre. In altre parole, le famiglie hanno mantenuto i consumi accantonando meno.
Cala anche il tasso di investimento delle famiglie, che per l’Istat coincide con acquisto e manutenzione straordinaria di abitazioni: 5,6% del reddito, con investimenti in calo del 6,3% sul trimestre.
Il conto dello Stato: deficit stabile, interessi in forte crescita
Il deficit del trimestre è rimasto praticamente fermo: −2,0% del Pil contro −2,1% un anno prima. Nel primo semestre è stato del −5,4%, contro il −5,7% del 2025.
Dal lato delle entrate, rispetto al secondo trimestre 2025:
- imposte dirette (come l’Irpef): +4,0%
- contributi sociali: +4,4%
- imposte indirette (come l’Iva): +1,9%
Dal lato delle uscite spicca la spesa per interessi sul debito pubblico: 28,7 miliardi nel trimestre, +19,7% sull’anno precedente. Le prestazioni sociali in denaro, come le pensioni, sono cresciute del 2,6%.
Il saldo primario, cioè i conti al netto degli interessi, è positivo per il 3,0% del Pil. Lo Stato, in quel trimestre, ha incassato più di quanto ha speso per tutto ciò che non è interesse sul debito.
Perché conta per le famiglie indebitate
Il risparmio è il cuscinetto che assorbe imprevisti, rate e spese straordinarie. Quando si assottiglia mentre i prezzi corrono, quel margine si riduce per tutti, e di più per chi ha già un debito da rimborsare.
I dati Istat sono medie nazionali: non dicono quali famiglie stiano risparmiando meno, né quante siano in difficoltà con i pagamenti. Indicano però una direzione da osservare nei prossimi trimestri.
Chi fatica a sostenere i propri debiti può rivolgersi a un professionista o a un Organismo di composizione della crisi (OCC), che valutano la singola situazione. Questo articolo è informazione generale e non sostituisce una consulenza sul caso concreto.