I salari bassi in Italia restano, anche nel 2026, uno dei nodi economici più sentiti dalle famiglie. Non è una sensazione: i numeri ISTAT degli ultimi mesi confermano quello che milioni di persone vivono ogni giorno. Gli stipendi crescono, ma troppo poco e troppo lentamente rispetto al costo della vita. E per chi ha figli, anche gli aiuti pubblici più generosi degli ultimi anni non bastano a colmare il divario.
Salari bassi in Italia 2026: il divario con i prezzi non si chiude
Ad agosto 2026 l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 3,3% su base annua, secondo i dati provvisori diffusi dall’ISTAT. Nello stesso periodo, le retribuzioni contrattuali orarie sono salite solo del 2,4% su base annua (dato di giugno 2026): il 2,4% nel settore privato e il 2,3% nella pubblica amministrazione. Un punto pieno di differenza, che ogni mese si traduce in una perdita reale di potere d’acquisto.
Non è un fenomeno nuovo. Il Rapporto Annuale ISTAT 2026 ha certificato che i salari reali italiani restano ancora sotto dell’8,6% rispetto ai livelli del 2019: sette anni di crescita nominale degli stipendi non sono bastati a recuperare quanto eroso dall’inflazione, in particolare nella fase più acuta del caro-energia.
C’è un altro dato che aiuta a capire dove va davvero il denaro che le aziende spendono per il lavoro: nel secondo trimestre 2026 il costo del lavoro per unità di lavoro è cresciuto del 2,8% su base annua, ma questo aumento è trainato più dai contributi sociali (+3,4%) che dalle retribuzioni effettive (+2,7%). In altre parole, il costo del lavoro per le imprese sale più di quanto arrivi realmente in busta paga ai lavoratori.
A complicare il quadro c’è la situazione dei contratti collettivi: a fine giugno 2026, nella pubblica amministrazione la copertura contrattuale aggiornata era pari a zero, con tutti i contratti scaduti. Quasi 2,8 milioni di dipendenti pubblici aspettano un rinnovo, e il tempo medio di attesa, pur ridotto rispetto all’anno precedente, resta comunque elevato (fonte: comunicato ISTAT sulle retribuzioni contrattuali).
Salari bassi in Italia e famiglie con figli: l’Assegno Unico non basta
Dal 2022 l’Assegno Unico e Universale è il principale strumento di sostegno alle famiglie con figli a carico, e i dati ISTAT mostrano che ha avuto un effetto reale: tra il 2022 e il 2023 il rischio di povertà o esclusione sociale è sceso dal 23,4% al 20,6% tra le coppie con due figli, e dal 21,3% al 19% tra quelle con un figlio.
Il quadro più aggiornato è quello del report ISTAT “Condizioni di vita e reddito delle famiglie 2024-2025”, pubblicato il 2 aprile 2026. Mostra un miglioramento diffuso, ma non uniforme. Per le coppie con un figlio il rischio di povertà o esclusione sociale resta contenuto al 17,4%, sotto la media nazionale.
Per le famiglie con tre o più figli, invece, il rischio è sceso in modo significativo: dal 34,8% del 2024 al 30,6% nel 2025. È un calo che l’ISTAT attribuisce esplicitamente alle misure di sostegno più robuste rivolte a questa tipologia familiare, Assegno Unico in testa. Resta comunque il valore più alto tra le famiglie con figli, superato solo da monogenitori (31,6%) e persone sole.
C’è però un’eccezione che merita attenzione: le coppie con due figli sono una delle uniche categorie in cui il rischio è aumentato, salendo al 20,6%. Un segnale che l’effetto protettivo delle misure di sostegno non è uniforme lungo tutta la scala familiare.
Gli importi dell’Assegno Unico, nel frattempo, restano contenuti. Da soli non bastano a compensare i salari bassi in Italia che caratterizzano molte famiglie con figli a carico. Secondo l’ultimo Osservatorio statistico INPS, con dati aggiornati a giugno 2026, l’importo medio erogato per figlio, comprensivo di maggiorazioni, è di 175 euro al mese. Il valore va da circa 58 euro per chi non presenta ISEE o supera la soglia massima (46.582,71 euro nel 2026) fino a 227 euro per la fascia ISEE più bassa.
Nel primo semestre 2026 sono stati erogati complessivamente 9,9 miliardi di euro a 6,1 milioni di nuclei familiari, per un totale di 9,6 milioni di figli beneficiari. Sono cifre importanti nel complesso. Restano però insufficienti, da sole, a coprire l’aumento delle spese fisse — affitto, bollette, alimentari — che si sono mosse più velocemente degli stipendi negli ultimi anni.
Nel complesso, secondo l’ultimo aggiornamento ISTAT sulle condizioni economiche delle famiglie (aprile 2026), nel 2025 il 22,6% della popolazione italiana — circa 13,3 milioni di persone — risultava a rischio di povertà o esclusione sociale. Il dato è in miglioramento rispetto al 23,1% del 2024, ma resta un livello che coinvolge più di un italiano su cinque.
Salari bassi in Italia e debito: il credito cambia funzione
Il terzo tassello del quadro va letto con una distinzione importante. A livello aggregato, il rapporto tra debito delle famiglie e reddito disponibile non sta esplodendo: secondo Banca d’Italia, a fine 2025 si attestava al 55,8%, un livello vicino ai minimi storici dalla crisi finanziaria. Non è quindi corretto parlare di un’ondata generalizzata di sovraindebitamento nel senso classico.
Quello che sta effettivamente cambiando è la funzione del debito. Ed è proprio qui che i salari bassi in Italia incontrano più direttamente il tema del credito. Il credito al consumo, infatti, continua a crescere: secondo l’analisi della Federazione Autonoma Bancari Italiani (Fabi), ha raggiunto 124,5 miliardi di euro nel 2025, in aumento del 4,5% sull’anno, mentre i prestiti complessivi alle famiglie hanno superato i 604 miliardi (+4%).
Sempre più spesso, però, questi finanziamenti non servono più a programmare un acquisto importante. Vengono usati come sostituto del reddito, per coprire bollette, affitto o spese correnti impreviste.
Il segnale più chiaro arriva da un’analisi sui fascicoli di sovraindebitamento condotta dal Centro Studi Legge3.it nel luglio 2026: nell’88,7% dei casi esaminati, tra le cause che hanno portato all’indebitamento figurano utenze non pagate o altri arretrati — non spese voluttuarie o stili di vita sopra le proprie possibilità. Anche il settore del recupero crediti conferma la tendenza: secondo il XVI rapporto Unirec-Nomisma (maggio 2026), il volume delle pratiche di recupero ha toccato livelli record, trainato in larga parte da bollette non pagate, rate di mutuo sospese e prestiti personali in sofferenza.
Il meccanismo di fondo resta lo stesso: quando il reddito smette di essere sufficiente a coprire tutte le spese fisse contemporaneamente, ogni nuovo finanziamento richiesto per “prendere fiato” finisce per sottrarre una quota ulteriore al reddito dei mesi successivi. È un fenomeno più circoscritto di quanto suggerito da una lettura solo aggregata dei dati, ma reale e in crescita nella sua componente più critica — tanto da aver spinto ad aggiornamenti legislativi (dalla legge 3/2012 al nuovo Codice della crisi) per dare alle famiglie in difficoltà procedure più semplici per uscirne.
Nel frattempo, la pressione fiscale resta alta — al 37,6% nel primo trimestre 2026, in aumento rispetto all’anno precedente — un altro fattore che riduce il margine reale a disposizione delle famiglie, anche a fronte di un reddito disponibile che sulla carta cresce (+1,6% nel primo trimestre 2026 rispetto al trimestre precedente).
Il quadro complessivo
Mettendo insieme i dati, la fotografia dei salari bassi in Italia nel 2026 è chiara ma sfumata: gli stipendi nominali crescono, ma meno dell’inflazione; gli aiuti alle famiglie con figli funzionano e hanno ridotto il rischio di povertà, ma restano insufficienti per alcune tipologie familiari, in particolare le coppie con due figli; e il debito delle famiglie, pur non essendo esploso nel suo complesso, cambia natura — usato sempre più spesso non per il superfluo, ma per sostenere bollette e affitto. Tre fenomeni distinti nei numeri ISTAT, INPS e Banca d’Italia, che nella vita reale di una parte consistente delle famiglie italiane si sommano in una persistente difficoltà a far quadrare il bilancio di fine mese.
Per una famiglia che si trova già in questa condizione, ricostruire la propria situazione debitoria complessiva — anziché limitarsi a richiedere un nuovo prestito per coprire la spesa più urgente — resta il primo passo utile: se vuoi un confronto sulla tua situazione, puoi consultare anche il nostro approfondimento sul sovraindebitamento e le spese essenziali delle famiglie.