Al momento stai visualizzando Crisi debitoria e malattia: quali strumenti valutare

Una crisi debitoria può iniziare con un evento del tutto indipendente dalla volontà della persona: una malattia, un ricovero, una terapia prolungata o la necessità di assistere un familiare. In queste situazioni il problema sanitario può produrre un doppio effetto sul bilancio familiare: da una parte diminuiscono o diventano incerti i redditi, dall’altra aumentano le spese mediche, farmaceutiche e assistenziali.

Mutuo, finanziamenti e carte di credito, tuttavia, continuano ad avere le proprie scadenze. Se il margine economico della famiglia era già limitato, possono bastare pochi mesi di riduzione del reddito per rendere difficile il pagamento regolare delle rate.

È importante, però, non confondere una difficoltà temporanea con una situazione di sovraindebitamento. La distinzione dipende dalla durata del problema, dall’ammontare complessivo dei debiti, dalle risorse disponibili e dalla concreta possibilità di recuperare l’equilibrio economico.

Come una malattia può provocare una crisi debitoria

Una malattia non determina automaticamente una condizione di insolvenza. Le conseguenze economiche cambiano in base alla posizione lavorativa, alle tutele previdenziali, alla durata dell’assenza e alla composizione del nucleo familiare.

Un lavoratore dipendente potrebbe beneficiare dell’indennità di malattia o delle integrazioni previste dal contratto collettivo applicabile. La tutela, tuttavia, non è necessariamente identica alla retribuzione ordinaria e presenta requisiti, limiti e durate differenti in relazione alla categoria lavorativa.

L’INPS chiarisce che l’indennità di malattia è una prestazione destinata, per le categorie tutelate, a compensare la perdita di reddito provocata dall’incapacità temporanea di lavorare. Non tutti i lavoratori, però, hanno le stesse condizioni di accesso e la medesima copertura economica.

La situazione può risultare ancora più complessa per:

  • lavoratori autonomi e professionisti;
  • persone con redditi discontinui;
  • famiglie monoreddito;
  • lavoratori precari o con contratti di breve durata;
  • persone che devono ridurre l’attività per assistere un familiare;
  • nuclei che sostengono già rate elevate rispetto al reddito disponibile.

In questi casi la crisi debitoria può svilupparsi rapidamente, soprattutto quando non esistono risparmi utilizzabili per affrontare il periodo di emergenza.

Spese sanitarie e perdita del reddito: il doppio squilibrio

La malattia non comporta soltanto una possibile riduzione delle entrate. Può determinare anche nuove spese per visite specialistiche, analisi, farmaci, dispositivi medici, riabilitazione, trasporti e assistenza domiciliare.

Il nucleo familiare deve quindi sostenere contemporaneamente:

  • le normali spese essenziali;
  • i costi legati alla malattia;
  • le rate di mutui e finanziamenti;
  • eventuali debiti fiscali e utenze arretrate;
  • le spese necessarie per figli o familiari non autosufficienti.

In questa fase può iniziare una spirale pericolosa: si utilizza una carta di credito per pagare una rata, si chiede un nuovo finanziamento per coprire le spese correnti oppure si ricorre continuamente al fido bancario. Il debito nuovo non risolve necessariamente il problema originario: può soltanto rinviarlo e aumentare l’esposizione complessiva.

Gli studi della Banca d’Italia sulle fragilità finanziarie delle famiglie prendono in considerazione più dimensioni, tra cui reddito, patrimonio finanziario e debito. Ciò dimostra perché non sia sufficiente guardare soltanto al numero delle rate: occorre valutare l’intero equilibrio economico del nucleo familiare.

Crisi debitoria temporanea o sovraindebitamento?

Una difficoltà può essere considerata tendenzialmente temporanea quando la riduzione del reddito è circoscritta, esiste una prospettiva concreta di ripresa e le rate possono tornare sostenibili senza ricorrere continuamente a nuovo credito.

I segnali di una situazione più strutturale possono essere, invece:

  • rate complessive vicine o superiori al reddito disponibile;
  • utilizzo del credito per pagare alimenti, utenze o farmaci;
  • arretrati su più finanziamenti;
  • impossibilità di sostenere contemporaneamente debiti e spese essenziali;
  • richieste di pagamento da parte di diversi creditori;
  • decadenza dal beneficio del termine;
  • notifiche di decreti ingiuntivi, precetti o pignoramenti;
  • assenza di una prospettiva realistica di recupero del reddito.

Avere poco denaro alla fine del mese non significa automaticamente essere sovraindebitati in senso giuridico. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza richiede una valutazione della situazione concreta di crisi o insolvenza e individua procedure, requisiti e condizioni specifiche.

Per approfondire è possibile consultare la nostra guida sulla definizione di sovraindebitamento e sulle procedure previste.

Cosa controllare prima di interrompere i pagamenti

Quando la malattia incide sulla capacità di pagare, la prima reazione non dovrebbe essere ignorare le comunicazioni dei creditori. Prima di assumere decisioni occorre ricostruire con precisione la situazione economica e debitoria.

È opportuno verificare:

  1. il reddito attuale e quello prevedibile nei mesi successivi;
  2. le prestazioni previdenziali, assistenziali o assicurative eventualmente spettanti;
  3. le spese sanitarie indispensabili e documentabili;
  4. il totale delle rate e delle esposizioni;
  5. l’eventuale presenza di polizze collegate ai finanziamenti;
  6. le condizioni previste dai contratti in caso di malattia, invalidità o perdita del reddito;
  7. la presenza di arretrati, segnalazioni o azioni giudiziarie;
  8. il patrimonio mobiliare e immobiliare disponibile;
  9. le esigenze essenziali dell’intero nucleo familiare.

Non bisogna presumere che la malattia comporti automaticamente la sospensione delle rate. La possibilità di ottenere una sospensione, una rinegoziazione o l’attivazione di una copertura assicurativa dipende dal contratto, dai requisiti richiesti e dalla documentazione disponibile.

Quali strumenti valutare per affrontare la crisi debitoria

La soluzione deve essere scelta in base alla gravità e alla durata dello squilibrio.

Quando la difficoltà è temporanea, possono essere valutati il confronto con il creditore, la rinegoziazione delle condizioni o un piano di rientro sostenibile. Prima di firmare un accordo è necessario controllare l’importo complessivo, la durata, gli effetti dell’eventuale mancato pagamento e la compatibilità della nuova rata con le spese essenziali.

Per comprendere le caratteristiche di un accordo è possibile leggere il nostro approfondimento sul piano di rientro del debito.

Se la crisi debitoria è diventata strutturale, può essere necessario verificare le procedure disciplinate dal Codice della crisi. Per il consumatore sovraindebitato, l’articolo 67 consente di proporre, con l’ausilio dell’Organismo di composizione della crisi, un piano di ristrutturazione dei debiti con contenuto e durata determinati sulla base della situazione concreta.

La procedura non produce una cancellazione automatica dei debiti e non può essere proposta in modo generico. Devono essere ricostruiti redditi, patrimonio, spese familiari, cause dell’indebitamento e rapporti con tutti i creditori. La proposta deve inoltre rispettare i requisiti e le condizioni previsti dalla legge.

Il riferimento normativo può essere consultato direttamente nell’articolo 67 del Codice della crisi su Normattiva.

Gli errori che possono aggravare la crisi debitoria

Quando il reddito diminuisce per ragioni di salute, alcune decisioni prese nell’urgenza possono peggiorare la situazione.

Tra gli errori più frequenti rientrano:

  • contrarre nuovi finanziamenti senza verificare la capacità di rimborso;
  • utilizzare una carta revolving per sostenere stabilmente le spese essenziali;
  • sottoscrivere accordi di rientro basati su rate non sostenibili;
  • pagare un solo creditore senza considerare l’intero quadro debitorio;
  • ignorare raccomandate, PEC o atti giudiziari;
  • vendere beni o trasferire somme senza avere valutato le conseguenze giuridiche;
  • attendere il pignoramento prima di chiedere assistenza.

Agire in anticipo consente di distinguere una temporanea mancanza di liquidità da una vera crisi debitoria e di valutare gli strumenti compatibili con la situazione personale.

Conclusioni

Malattia e debiti possono creare una condizione particolarmente delicata perché coinvolgono contemporaneamente salute, reddito e stabilità familiare. Non esiste, tuttavia, una soluzione uguale per tutti.

Occorre stabilire se la riduzione del reddito sia temporanea o permanente, verificare le tutele disponibili, ricostruire tutti i debiti e comprendere se le rate possano essere riorganizzate oppure se ricorrano i presupposti per una procedura di sovraindebitamento.

Intervenire prima che gli arretrati aumentino può offrire più possibilità di gestione e ridurre il rischio che la difficoltà economica si trasformi in una situazione giudiziaria più complessa.

Se una malattia ha ridotto il tuo reddito e non riesci più a sostenere regolarmente le rate, contattaci per una consulenza gratuita. Analizzeremo la tua situazione debitoria e verificheremo quali strumenti possono essere valutati nel tuo caso.

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