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Il fondo da 20 milioni di euro l’anno c’è già in legge di bilancio, ma senza il decreto attuativo i genitori non collocatari continuano a pagare due case con un solo reddito

Introduzione

Il bonus affitto genitori separati è la misura, prevista dalla legge di bilancio 2026, pensata per chi lascia la casa familiare dopo una separazione o un divorzio e continua a mantenere i figli, trovandosi spesso a sostenere due spese abitative con un reddito che non è cambiato: il mutuo o le utenze della vecchia casa, dove restano i figli, e l’affitto della nuova sistemazione. È una situazione che riguarda in Italia decine di migliaia di genitori, soprattutto padri, e che negli ultimi anni è stata più volte segnalata come uno dei fattori che spingono famiglie apparentemente solide verso l’indebitamento.

A oggi, tuttavia, il contributo non è ancora erogabile: manca il decreto attuativo che dovrà fissare requisiti, importi e modalità di domanda.

Il fenomeno

Una separazione o un divorzio comporta quasi sempre una riorganizzazione delle spese abitative della famiglia. Il genitore che non resta nella casa familiare deve reperire una nuova abitazione, generalmente in affitto, mentre può continuare a contribuire alle spese della casa lasciata al coniuge e ai figli, oltre agli obblighi di mantenimento stabiliti dal giudice.

Questo raddoppio dei costi abitativi, in un contesto di canoni di locazione elevati soprattutto nelle grandi città, rappresenta un fattore di fragilità economica che può, in alcuni casi, portare ad arretrati, richieste di finanziamento o difficoltà nel sostenere le rate già in corso. Il legislatore ha riconosciuto esplicitamente questo rischio, istituendo un fondo dedicato ai genitori separati o divorziati non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà.

Il quadro normativo del bonus affitto genitori separati

La base giuridica del bonus affitto genitori separati è l’articolo 1, commi 234 e 235, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026).

Secondo quanto ricostruito nel dossier del Servizio Studi della Camera dei deputati sul disegno di legge di bilancio 2026:

  • il comma 234 istituisce, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un Fondo destinato a misure di sostegno abitativo per i genitori separati o divorziati non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà e con figli a carico; il contributo potrà essere riconosciuto fino al compimento del ventunesimo anno di età del figlio; la dotazione del fondo è pari a 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2026;
  • il comma 235 demanda a un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, la definizione dei criteri e delle modalità per l’erogazione dei contributi, nel rispetto del limite di spesa costituito dalla dotazione del fondo.

Lo stesso dossier parlamentare segnala un punto tuttora aperto: la nozione di “figlio a carico” non è definita in modo esplicito dalla norma primaria, e sarà quindi il decreto attuativo a doverla precisare.

Il fondo è confermato anche in una nota ufficiale dell’INPS sulle misure per la genitorialità previste dalla legge di bilancio 2026.

Va sottolineato con chiarezza un aspetto che riguarda direttamente le famiglie interessate: il bonus affitto genitori separati non è ancora operativo. Il fondo esiste in bilancio, ma fino alla pubblicazione del decreto ministeriale non è possibile presentare alcuna domanda, né sono stati ufficialmente definiti l’importo del contributo, i requisiti reddituali di accesso e la procedura di erogazione.

Bonus affitto genitori separati: importi e requisiti (dati ancora provvisori)

Sui contorni pratici del bonus affitto genitori separati circolano, a otto mesi dall’approvazione della legge di bilancio, informazioni non ancora ufficializzate con decreto, ma riprese da diverse testate giornalistiche e da fonti ministeriali informali:

  • il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha comunicato, il 29 agosto 2026, di aver trasmesso al Ministero dell’economia e delle finanze la documentazione necessaria per sbloccare le risorse del fondo, secondo quanto riportato da diverse testate specializzate in materia fiscale e amministrativa.
  • la dotazione complessiva indicata dalla stampa per il triennio 2026-2028 è di 60 milioni di euro, corrispondenti ai 20 milioni annui previsti dalla norma;
  • la platea potenziale dei beneficiari, secondo le stime ministeriali riprese dalla stampa, sarebbe di circa 15.000 persone nel triennio, con una prima fascia di erogazioni ipotizzata per un numero più contenuto di richiedenti;
  • l’entità del contributo mensile non è stata ancora fissata da alcun atto ufficiale: alcune fonti giornalistiche indicano una forbice ipotizzata tra 400 e 500 euro al mese, altre citano un tetto annuo fino a 6.000 euro; si tratta in ogni caso di cifre non confermate da un provvedimento pubblicato, e vanno lette come anticipazioni, non come dati certi.

Su questo aspetto è opportuna una precisazione metodologica: nessuno di questi importi risulta ancora sancito dal decreto attuativo, che secondo le stesse fonti è atteso nei prossimi mesi. Anche il criterio di accesso — se basato sul reddito IRPEF individuale o sull’ISEE del nucleo familiare — è oggetto di indiscrezioni contrastanti nella stampa specializzata, ed è quindi da considerarsi non definito fino alla pubblicazione del provvedimento ministeriale.

Le conseguenze per cittadini e famiglie

Il doppio carico abitativo che grava sul genitore non collocatario può tradursi, nei casi più critici, in diverse conseguenze economiche:

  • riduzione significativa del reddito disponibile mensile, a fronte di spese fisse che restano invariate;
  • ricorso a finanziamenti personali per coprire il canone di locazione o le spese di trasloco;
  • difficoltà nel sostenere contemporaneamente le rate del mutuo sulla vecchia casa familiare e l’affitto della nuova abitazione;
  • in presenza di un peggioramento prolungato della situazione economica, rischio di arretrati su affitto, utenze o rate, con possibili segnalazioni e azioni di recupero da parte dei creditori.

Non si tratta di conseguenze automatiche: molte famiglie riorganizzano la propria situazione economica senza arrivare a una condizione di crisi. È tuttavia un percorso che il Centro Studi individua come uno dei possibili punti di innesco del sovraindebitamento familiare, accanto ad altri fattori già monitorati come l’aumento del costo della vita, la perdita del lavoro o le spese sanitarie impreviste — proprio i casi in cui l’assenza di un bonus affitto genitori separati già attivo si fa sentire di più.

La posizione del Centro Studi sulla Crisi Economica delle Famiglie Italiane

Secondo Elvira Carpentieri, il tema del sostegno abitativo ai genitori separati non riguarda soltanto la fase più visibile della crisi, quella dei debiti accumulati e delle segnalazioni, ma anche la fase precedente, quella in cui un evento familiare comincia silenziosamente a erodere la sostenibilità del bilancio domestico.

Il Centro Studi guarda con interesse all’introduzione di uno strumento specifico per questa platea, sottolineando al contempo la necessità che i tempi di attuazione siano rapidi: un fondo istituito in legge di bilancio ma privo di decreto attuativo per otto mesi non produce alcun effetto concreto sulle famiglie che, nel frattempo, continuano a sostenere due spese abitative.

Restano, a giudizio del Centro Studi, alcuni nodi da tenere sotto osservazione nella fase di scrittura del decreto: la definizione di “figlio a carico”, che la stessa Camera dei deputati ha segnalato come non ancora esplicitata; il criterio di accesso, se reddituale individuale o basato sull’ISEE familiare, con effetti molto diversi sulla platea reale dei beneficiari; e la capienza del fondo, che con 20 milioni di euro l’anno e una platea stimata di migliaia di potenziali richiedenti rischia di lasciare fuori una parte consistente dei genitori in difficoltà.

Cosa possono fare i genitori coinvolti

In attesa del decreto attuativo, alle famiglie interessate si possono suggerire alcuni passaggi utili, senza alcuna certezza sui tempi né sull’importo effettivo del futuro contributo:

  • conservare la documentazione relativa al provvedimento di separazione o divorzio e agli obblighi di mantenimento stabiliti dal giudice;
  • raccogliere le prove delle spese abitative sostenute dopo l’uscita dalla casa familiare (contratto di locazione, ricevute di pagamento);
  • verificare periodicamente le comunicazioni ufficiali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, poiché la domanda per il bonus affitto genitori separati potrà essere presentata solo dopo la pubblicazione del decreto attuativo;
  • non ignorare eventuali difficoltà nel pagamento delle rate o dell’affitto già in corso, valutando per tempo un confronto con i creditori o con un professionista (si veda anche il nostro approfondimento su pignoramento della casa familiare dopo la separazione);
  • ricostruire in modo completo la propria situazione debitoria complessiva, così da poter valutare, se necessario, gli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza per il sovraindebitamento delle persone fisiche.

Conclusioni sul bonus affitto genitori separati

Il bonus affitto genitori separati, introdotto dall’articolo 1, commi 234-235, della legge di bilancio 2026, rappresenta un riconoscimento normativo di un problema economico reale e diffuso: il costo di una doppia gestione abitativa dopo la fine di un rapporto coniugale o di convivenza. Si tratta però, a oggi, di una misura ancora sulla carta: la dotazione finanziaria esiste, ma criteri, importi e modalità di accesso dipendono interamente da un decreto attuativo non ancora pubblicato. Il Centro Studi sulla Crisi Economica delle Famiglie Italiane continuerà a monitorare l’iter del provvedimento, con particolare attenzione ai tempi di attuazione e all’adeguatezza delle risorse stanziate rispetto alla platea reale dei genitori interessati.

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