Un anziano su tre che vive solo di pensione è a rischio povertà. Il Centro Studi sulla Crisi Economica delle Famiglie Italiane analizza un fenomeno in crescita: prestiti e cessioni del quinto non più usati per progetti, ma per coprire le spese ordinarie.

Introduzione

Le pensioni basse sono ormai, per un pensionato italiano su tre, il primo fattore di rischio di povertà o esclusione sociale. È un dato ufficiale ISTAT, non una percezione soggettiva, e descrive una fascia di popolazione che per definizione non ha più margini di manovra sul reddito: una pensione, a differenza di uno stipendio, non può essere integrata con straordinari, un secondo lavoro o una promozione. Quando le pensioni basse non bastano a coprire le spese del mese, l’unica leva disponibile diventa spesso il credito. È su questo meccanismo — pensioni basse che si trasformano in richiesta di prestito — che il Centro Studi sulla Crisi Economica delle Famiglie Italiane, presieduto dall’avvocata Elvira Carpentieri, concentra l’attenzione in questa analisi.

Il fenomeno: pensioni basse e nuovo ricorso al credito

Per decenni il prestito o la cessione del quinto della pensione sono stati raccontati, anche nella comunicazione bancaria, come strumenti per un progetto: la casa dei nipoti, un aiuto ai figli, una spesa importante ma occasionale. I dati di mercato più recenti restituiscono un quadro diverso: la richiesta di finanziamenti da parte di pensionati tra 65 e 74 anni risulta in aumento, arrivando secondo rilevazioni di settore al 9,8% delle richieste complessive di credito al consumo. Non si tratta più, in molti casi, di un progetto: sempre più spesso, dietro la richiesta di un prestito, ci sono pensioni basse che non riescono a coprire bollette, spese sanitarie, il mantenimento della casa o un aiuto a un figlio in difficoltà — spese ordinarie, non straordinarie.

Il punto centrale, per il Centro Studi, non è che gli anziani si indebitino: è che lo facciano sempre più spesso per necessità corrente e non per scelta, in una fascia di popolazione con reddito fisso e senza possibilità di aumentarlo.

I dati sulle pensioni basse in Italia

  • Secondo il report ISTAT “Condizioni di vita e reddito delle famiglie | Anni 2024-2025”, il rischio di povertà o esclusione sociale nel 2025 raggiunge il 32,6% tra le persone che vivono principalmente di pensione o di trasferimenti pubblici — più del doppio rispetto al 14,3% registrato tra chi vive principalmente di lavoro dipendente.
  • Lo stesso report indica che il rischio di povertà o esclusione sociale sale al 29,6% tra le persone sole di 65 anni e oltre.
  • Secondo il comunicato INPS sugli importi delle pensioni 2026, il trattamento minimo si attesta poco sopra i 600 euro mensili, a seguito della rivalutazione automatica legata all’inflazione; una quota rilevante dei trattamenti pensionistici complessivi, secondo dati ripresi da fonti specializzate che citano l’INPS, resta sotto la soglia dei 1.000 euro mensili — un livello di pensioni basse che lascia poco margine per qualunque spesa imprevista.
  • Sul fronte del credito, la cessione del quinto della pensione — regolata dal DPR 180/1950 — prevede per il 2026 tassi (TAEG) compresi indicativamente tra il 5,3% e il 9%, inferiori rispetto ai prestiti personali ordinari; per la fascia di età più avanzata (oltre 79 anni) i tassi soglia applicabili coincidono con i tassi soglia di usura, come ulteriore misura di tutela per i soggetti considerati più fragili dal punto di vista creditizio.

Questi dati vanno letti insieme, non separatamente: da un lato le pensioni basse riguardano una quota significativa della popolazione anziana, con importi insufficienti a coprire le spese correnti; dall’altro il sistema del credito ha reso il prestito su pensione uno strumento relativamente accessibile e, sulla carta, a basso rischio per chi lo eroga — ma non per questo privo di conseguenze per chi lo richiede.

Il quadro normativo

La cessione del quinto della pensione è disciplinata dal Testo Unico di cui al DPR n. 180 del 1950 e trova un limite strutturale nell’articolo 545 del codice di procedura civile: la trattenuta mensile non può superare un quinto, cioè il 20%, dell’importo netto della pensione. È una tutela pensata per garantire al pensionato un reddito residuo sufficiente al sostentamento, ma va chiarito che il limite si applica alla singola rata: non impedisce di per sé che quella quota, mese dopo mese, pesi in modo significativo su pensioni basse già di per sé insufficienti.

Nel corso del 2026 sono state introdotte modalità telematiche obbligatorie per la gestione delle pratiche di cessione del quinto tra INPS, banche e intermediari finanziari convenzionati, con l’obiettivo dichiarato di rendere le procedure più trasparenti e i controlli più stringenti. Va precisato che si tratta di un aggiornamento procedurale e non di una riforma della disciplina sostanziale della cessione del quinto, che resta quella fissata dal 1950 e successive modifiche.

È inoltre opportuno distinguere la cessione del quinto — che prevede una trattenuta automatica e continuativa sulla pensione — da un prestito personale ordinario, che non gode delle stesse garanzie di rimborso automatico ma può comunque essere concesso a un pensionato, con conseguenze diverse in caso di difficoltà nel pagamento delle rate.

Le conseguenze per cittadini e famiglie

Quando un pensionato ricorre al credito per sostenere spese ordinarie, il rischio principale non è l’accesso al prestito in sé, ma la sua ripetizione nel tempo: una rata che assorbe una parte significativa di un reddito già insufficiente può portare, nei casi più gravi, alla necessità di un secondo finanziamento per coprire quanto la pensione, al netto della prima trattenuta, non riesce più a garantire. Non si tratta di un esito automatico, ma di un rischio concreto che va valutato caso per caso, in base all’importo della pensione, alle spese fisse già presenti e alla durata del finanziamento.

Questo meccanismo può interessare in modo particolare le persone anziane che vivono sole, categoria per cui, come indicato dai dati ISTAT citati sopra, il rischio di povertà o esclusione sociale è già più elevato rispetto alla media della popolazione anziana. In assenza di un secondo reddito familiare che possa fare da cuscinetto, un imprevisto — una spesa sanitaria, un aumento delle utenze — può trasformarsi rapidamente in un debito ricorrente.

La posizione del Centro Studi

Per il Centro Studi sulla Crisi Economica delle Famiglie Italiane, il fenomeno dell’indebitamento crescente tra i pensionati va letto come un indicatore della sostenibilità reale del sistema pensionistico rispetto al costo della vita attuale, più che come una questione di comportamento individuale. Secondo l’analisi del Centro Studi, tre elementi meritano particolare attenzione: l’adeguatezza delle pensioni minime rispetto all’inflazione degli ultimi anni; la necessità di rafforzare l’informazione fornita al pensionato al momento della richiesta di un finanziamento, in particolare sulla sostenibilità della rata rispetto al reddito residuo disponibile dopo la trattenuta; e l’importanza di intervenire prima che il ricorso al credito diventi una spirale, attraverso un’analisi preventiva della situazione economica complessiva della persona.

Il Centro Studi sottolinea inoltre come la fragilità economica degli anziani vada affrontata anche sul piano della prevenzione, rendendo più accessibili gli strumenti di verifica della propria posizione debitoria e favorendo una maggiore consapevolezza, da parte delle famiglie, dei segnali che precedono una condizione di sovraindebitamento.

Cosa possono fare le persone coinvolte

Chi si trova, o teme di trovarsi, in una situazione di questo tipo può:

  • ricostruire con precisione l’elenco di tutte le rate e gli impegni finanziari già in corso, comprese eventuali cessioni del quinto già attive;
  • verificare quale sia l’importo netto della pensione effettivamente disponibile dopo ogni trattenuta;
  • non ignorare comunicazioni, solleciti o avvisi relativi a finanziamenti già in corso;
  • valutare con attenzione, prima di sottoscrivere un nuovo finanziamento, se la rata sia sostenibile anche in caso di spese impreviste;
  • verificare, in presenza di più debiti difficili da gestire, quali strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019) possano essere concretamente applicabili alla propria situazione;
  • richiedere un’analisi professionale della propria posizione debitoria complessiva, prima di assumere nuovi impegni finanziari.

Conclusioni

Il quadro che emerge dai dati ISTAT e dalle rilevazioni di settore descrive un fenomeno che il Centro Studi ritiene meritevole di attenzione continuativa: pensioni che, per una quota rilevante della popolazione anziana, faticano a coprire le spese correnti, e un accesso al credito che si sta progressivamente spostando dal finanziamento di un progetto al sostegno della quotidianità. Le tutele esistenti — in primo luogo il limite del quinto sulla pensione — restano un presidio importante, ma non eliminano il rischio che un reddito fisso e già insufficiente venga eroso ulteriormente da impegni finanziari ricorrenti. Il Centro Studi continuerà a monitorare l’evoluzione del fenomeno, anche alla luce dei prossimi aggiornamenti dei dati ISTAT e INPS.


Bozza di dichiarazione da sottoporre all’approvazione di Elvira Carpentieri

(Da non pubblicare senza approvazione esplicita. Testo proposto, non ancora autorizzato.)

“I dati che stiamo osservando raccontano una fragilità strutturale, non episodica: quando un pensionato si indebita per pagare le bollette o una spesa sanitaria, non è un caso isolato, è il segnale che il reddito su cui quella persona conta per il resto della vita non è più commisurato al costo reale della vita quotidiana. È un tema che riguarda la dignità economica delle persone anziane, e per questo merita l’attenzione delle istituzioni prima che diventi un’emergenza sociale diffusa.”

Call to action

Ogni situazione debitoria presenta caratteristiche differenti. Se le rate, le cartelle o le altre spese non sono più sostenibili, contattaci per una consulenza gratuita. Analizzeremo la situazione debitoria e verificheremo quali strumenti possono essere concretamente valutati.

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