L’associazione, con il Centro Studi sulla Crisi Economica delle Famiglie Italiane, deposita via PEC un’istanza formale con una proposta operativa: affidare l’istruttoria alla rete già esistente degli Organismi di composizione della crisi, come la stessa legge già prevede. «Migliaia di persone attendono un diritto scritto nella legge di bilancio 2025 e mai reso esigibile».

CONSUMERISMO No Profit ha inviato ieri al Ministero della Giustizia — e, per conoscenza, al Ministero dell’Economia e delle Finanze — un’istanza formale per chiedere l’immediata adozione del decreto attuativo del Fondo per l’esdebitazione del debitore incapiente, istituito dalla legge di bilancio 2025 (art. 1, comma 893, legge n. 207/2024) con una dotazione di 500.000 euro. Il decreto, che la legge imponeva di adottare entro sessanta giorni — dunque entro il 2 marzo 2025 — non è mai stato emanato: a oltre diciassette mesi dalla scadenza, il Fondo esiste, è finanziato, ma non ha erogato un euro.

Il Fondo è destinato ai debitori più fragili in assoluto: le persone che, non possedendo nulla, avrebbero diritto all’esdebitazione prevista dall’articolo 283 del Codice della crisi — la cancellazione dei debiti per chi non ha alcuna possibilità di pagarli — ma non riescono ad accedervi perché non possono sostenere nemmeno i costi della procedura. Alle associazioni dei consumatori che a luglio avevano sollecitato il Governo, il Ministero ha risposto adducendo l’antieconomicità di realizzare un sistema informatico centralizzato a fronte di uno stanziamento annuale.

La risposta di CONSUMERISMO è una proposta operativa: non serve alcun nuovo sistema informatico. È la stessa legge istitutiva a prevedere che i contributi del Fondo coprano «la remunerazione delle prestazioni professionali rese dall’organismo di composizione della crisi»: la rete degli OCC — già iscritti nel registro del Ministero e già sottoposti alla sua vigilanza — è il canale naturale della misura. Basta un decreto che affidi agli Organismi la raccolta delle istanze e l’attestazione dei presupposti, con una rendicontazione documentale semplice. Nell’istanza l’associazione chiede inoltre, nelle more, una disciplina transitoria per non perdere le risorse dell’annualità in corso, il rifinanziamento strutturale del Fondo nella prossima legge di bilancio e un’adeguata informazione istituzionale sulla misura.

Il tema è all’attenzione del Parlamento: la proposta di legge A.C. 2885, all’esame della Camera, richiama espressamente le risorse del Fondo per la copertura delle spese procedurali dell’esdebitazione.

Per Consumerismo No Profit, la legge ha promesso una seconda possibilità alle persone che hanno perso tutto, ma quella promessa resta chiusa in un cassetto del Ministero. Non si chiedono nuove risorse né nuove strutture: si chiede semplicemente di firmare un decreto e di utilizzare la rete che lo Stato ha già a disposizione. Ogni giorno di ritardo si traduce in un diritto negato ai cittadini più fragili.

«Incontriamo continuamente persone che avrebbero tutti i requisiti per l’esdebitazione e restano fuori solo perché non possono anticipare i costi della procedura» — aggiunge l’Avv. Elvira Carpentieri — «la soluzione tecnica esiste ed è già scritta nella legge: va solo attuata».

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