Al momento stai visualizzando Desertificazione bancaria e territori fragili

Dopo un anno dal mio intervento a Radio Kiss Kiss sul tema della desertificazione bancaria, la situazione resta preoccupante.

La riduzione degli sportelli non è più un fenomeno marginale. Secondo Banca d’Italia, alla fine del 2025 le banche italiane e le filiali in Italia di banche estere disponevano di 19.140 sportelli operativi. Nel solo 2025 gli sportelli sono passati da 19.654 a 19.140, con una riduzione di 514 sportelli, pari al -2,6%. La diminuzione ha riguardato tutte le regioni.

Il fenomeno non riguarda solo l’Italia. Anche a livello europeo la rete fisica bancaria continua a ridursi: la Banca Centrale Europea ha rilevato che, a fine 2025, il numero degli uffici bancari nell’Unione europea è diminuito del 2,62% rispetto all’anno precedente, con cali in 23 Paesi su 27.

Il dato, però, non può essere letto solo come effetto della digitalizzazione. Per molte persone, soprattutto anziani, famiglie fragili, piccoli imprenditori e cittadini che vivono in aree interne o periferiche, la presenza fisica di una banca rappresenta ancora un punto di riferimento.

Il digitale è utile, ma non può sostituire tutto

È vero che i servizi digitali sono cresciuti. Eurostat rileva che nel 2025 il 74% degli utenti internet nell’Unione europea ha utilizzato servizi di online banking. Ma nella fascia tra i 65 e i 74 anni la quota scende al 61%.

Anche Banca d’Italia evidenzia forti differenze nell’utilizzo dei canali digitali. Nel 2022, tra i nuclei familiari con capofamiglia con più di 65 anni, solo il 25% dichiarava di aver utilizzato forme di collegamento a distanza con gli intermediari, contro il 66% dei nuclei più giovani.

Questo significa che la chiusura degli sportelli non ha lo stesso impatto per tutti. Per chi ha competenze digitali, strumenti adeguati e autonomia economica, il passaggio all’online può essere sostenibile. Per chi è fragile, invece, può trasformarsi in una barriera.

Quando la banca si allontana, aumenta il rischio di esclusione

La desertificazione bancaria non è solo la chiusura di una filiale. È la perdita di un presidio di prossimità.

Per una famiglia in difficoltà, uno sportello può essere il luogo in cui chiedere chiarimenti su una rata, su un mutuo, su una segnalazione, su una comunicazione ricevuta o su una posizione debitoria. Per un anziano può essere l’unico modo per gestire il rapporto con la banca senza dipendere da altri. Per una piccola impresa può rappresentare un canale di dialogo con il sistema del credito.

Banca d’Italia ha precisato che, tra il 2008 e il 2022, alla riduzione degli sportelli non si è associato in generale un peggioramento dell’accesso delle famiglie ai servizi finanziari legati ai depositi. Tuttavia, la stessa analisi segnala differenze rilevanti nell’uso del digitale, soprattutto per età.

Ed è proprio qui che deve intervenire la politica pubblica.

Serve un intervento normativo per le zone vulnerabili

La desertificazione bancaria non può essere lasciata soltanto alle decisioni organizzative degli istituti di credito.

La Costituzione italiana, all’articolo 47, stabilisce che la Repubblica “incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme” e “disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

Questo principio consente di affrontare il tema non come semplice questione commerciale, ma come materia di interesse pubblico.

Per questo, ritengo necessario un intervento normativo che introduca un obbligo di presidio bancario minimo nelle aree più vulnerabili, individuate sulla base di criteri oggettivi: distanza dagli sportelli più vicini, età media della popolazione, fragilità economica del territorio, presenza di aree interne, carenza di servizi pubblici, basso accesso ai canali digitali.

L’obbligo non dovrebbe necessariamente tradursi in una filiale tradizionale aperta tutti i giorni. Potrebbe essere previsto anche attraverso forme più sostenibili: sportelli condivisi tra più istituti, presìdi bancari periodici, sportelli mobili, convenzioni con enti pubblici territoriali, punti di assistenza fisica per operazioni essenziali e consulenza di base.

L’obiettivo non è bloccare l’innovazione bancaria. L’obiettivo è impedire che l’innovazione produca esclusione.

Una banca più digitale non deve diventare una banca più lontana

La trasformazione digitale del sistema bancario è inevitabile e può portare benefici. Ma non può cancellare il bisogno di prossimità.

Una banca più digitale non deve diventare una banca più lontana. Soprattutto quando parliamo di famiglie che vivono una crisi economica, di pensionati che non hanno dimestichezza con gli strumenti online, di piccoli imprenditori che cercano credito o di cittadini che hanno bisogno di comprendere atti, rate, comunicazioni e condizioni contrattuali.

La desertificazione bancaria, se non governata, rischia di accentuare le disuguaglianze tra territori forti e territori fragili.

Conclusione

La chiusura degli sportelli bancari è un fenomeno europeo, ma in Italia assume un peso particolare per la conformazione del territorio, per il divario tra Nord e Sud e per la presenza di fasce di popolazione ancora lontane dal digitale.

Per questo serve una risposta normativa.

Non per tornare al passato, ma per costruire un modello più equilibrato: digitale dove è possibile, presenza fisica dove è necessaria.

Il credito non può essere accessibile solo a chi ha competenze digitali, connessione, autonomia e strumenti. Il credito deve restare un servizio vicino alle persone, soprattutto nei territori più vulnerabili.

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