Al momento stai visualizzando Manifesto Ripartenza: proposta Giorgianni sul sovraindebitamento

Il sovraindebitamento non è più un fenomeno marginale.

È una delle forme più concrete attraverso cui la crisi economica entra nella vita delle famiglie italiane: rate non più sostenibili, stipendi pignorati, conti correnti bloccati, case all’asta, piccoli operatori economici che chiudono l’attività e restano esposti ai debiti accumulati negli anni.

Da anni osservo come molte persone arrivino a chiedere aiuto quando la situazione è già fortemente compromessa. Spesso non si tratta solo di un problema economico. Il debito entra nella vita quotidiana, condiziona le scelte familiari, incide sul lavoro, sulla salute psicologica, sulla casa e sulla possibilità stessa di programmare il futuro.

È da questa osservazione concreta che nasce il Manifesto Ripartenza; il lavoro svolto dall’On. Carmen Letizia Giorgianni,al quale ho collaborato insieme all’Avv. Francesco Cacciola e all’associazione Consumerismo.

Il Manifesto Ripartenza è nato con un obiettivo preciso: portare all’attenzione delle istituzioni il tema del sovraindebitamento delle famiglie, dei lavoratori, dei pensionati e dei piccoli operatori economici, non come questione astratta, ma come fenomeno sociale che richiede risposte più rapide, più chiare e più vicine alla realtà delle persone.

Dalla riflessione pubblica alla proposta di legge A.C. 2885

In questo percorso si inserisce la proposta di legge A.C. 2885, presentata alla Camera dei Deputati il 16 aprile 2026 dall’On. Carmen Letizia Giorgianni e da altri deputati.

Il titolo ufficiale della proposta è: “Modifiche al codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, di cui al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, in materia di procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento e di tutela del debitore meritevole”.

L’atto risulta assegnato alla Commissione II Giustizia in sede referente l’11 maggio 2026.

La proposta interviene su un punto decisivo: rendere più effettivi gli strumenti già previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Il tema centrale non è introdurre una cancellazione automatica dei debiti. Il punto è un altro: fare in modo che gli strumenti esistenti possano funzionare davvero, nei tempi reali della crisi, prima che pignoramenti, aste, blocchi dei conti o altre iniziative dei creditori rendano la situazione irreversibile.

Il ruolo del Codice della crisi

Oggi il sovraindebitamento è disciplinato dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, introdotto dal D.Lgs. 14/2019 ed entrato in vigore il 15 luglio 2022.

Il Codice prevede strumenti destinati a soggetti che non possono accedere alle procedure concorsuali ordinarie. Si tratta, ad esempio, di consumatori, professionisti, piccoli imprenditori, ex titolari di partita IVA, famiglie e soggetti che si trovano in una condizione di crisi non più sostenibile.

A seconda della situazione concreta, possono essere valutati diversi percorsi: la ristrutturazione dei debiti del consumatore, il concordato minore, la liquidazione controllata o l’esdebitazione del debitore incapiente.

La finalità non è cancellare automaticamente i debiti, ma consentire una gestione ordinata della crisi, verificando reddito, patrimonio, documenti, natura dei debiti, comportamento del debitore e possibilità di costruire un percorso sostenibile.

Ogni caso richiede una valutazione specifica.

Una famiglia con una casa all’asta non ha gli stessi problemi di un ex imprenditore con debiti fiscali. Un pensionato con finanziamenti e cessione del quinto non si trova nella stessa posizione di un lavoratore autonomo con cartelle esattoriali. Una persona con lo stipendio già pignorato vive una condizione diversa da chi ha debiti ancora in fase di recupero stragiudiziale.

Per questo le procedure devono essere applicate con attenzione, competenza e tempestività.

La tutela del debitore meritevole non può restare solo un principio. Deve tradursi in procedure accessibili, tempi certi, criteri uniformi e strumenti realmente capaci di intervenire prima che la crisi diventi definitiva.

 

I punti principali della proposta di riforma

La proposta di legge collegata al percorso avviato con il Manifesto Ripartenza interviene su diversi aspetti delle procedure di sovraindebitamento, con l’obiettivo di renderle più rapide, più uniformi e più concretamente accessibili.

1. Sospensione automatica delle azioni dei creditori

Uno dei punti centrali della proposta è la sospensione automatica delle azioni esecutive e cautelari dei creditori dal momento in cui il debitore deposita la domanda di accesso a una procedura di sovraindebitamento.

In concreto, il debitore potrebbe beneficiare di una protezione temporanea dalle iniziative individuali dei creditori, comprese le procedure già pendenti, per una durata massima di 180 giorni.

Per azioni esecutive e cautelari si intendono, in termini pratici, pignoramenti dello stipendio, del conto corrente, della pensione o della casa, procedure immobiliari già avviate o altri provvedimenti richiesti dai creditori per bloccare beni e somme del debitore.

La finalità è evitare che, mentre vengono verificati i documenti e predisposta la relazione necessaria, il patrimonio del debitore venga ulteriormente aggredito.

La sospensione non sarebbe però assoluta. Resterebbero esclusi i crediti dei lavoratori, i crediti alimentari e di mantenimento, oltre agli atti urgenti autorizzati dal giudice.

È previsto anche un controllo del giudice entro 30 giorni dal deposito della domanda, con possibilità di revoca se la richiesta appare manifestamente inammissibile o se emergono comportamenti in frode ai creditori.

Il senso della misura è garantire una protezione immediata, ma sempre sottoposta a controllo.

2. Moratoria fino a due anni come fase iniziale del piano

Il punto essenziale è chiarire che la moratoria fino a due anni deve essere intesa come periodo iniziale di sospensione del pagamento e non come limite massimo dell’intero piano.

Questo significa che il piano potrebbe prevedere pagamenti distribuiti anche su un periodo più lungo, purché la soluzione proposta sia sostenibile, ordinata e idonea a garantire il pagamento previsto entro la durata complessiva del piano.

È un chiarimento importante perché consente di costruire percorsi più realistici, soprattutto quando il debitore non ha una capacità economica immediata sufficiente, ma può sostenere pagamenti dilazionati nel tempo.

In molte situazioni, infatti, la possibilità di rientrare non dipende solo dall’importo del debito, ma dal tempo necessario per renderlo compatibile con il reddito effettivamente disponibile.

3. Una risposta per l’ex imprenditore cessato

Un’altra questione rilevante riguarda l’ex imprenditore o l’ex professionista che ha cessato l’attività.

Si tratta di persone che i non svolgono più alcuna attività imprenditoriale o professionale, ma che continuano a portarsi dietro debiti nati durante quella precedente esperienza.

Ad oggi, anche dopo il cosiddetto Correttivo-ter al Codice della crisi, l’ex imprenditore cessato che  lavora come dipendente, non viene considerato automaticamente come un consumatore puro.

 Questo può comportare una conseguenza molto rilevante: la persona resta esclusa dalla possibilità di accedere alla procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore e, in molti casi, può essere indirizzata solo verso la liquidazione controllata.

Il progetto di riforma interviene proprio su questa criticità.

L’obiettivo è consentire, in presenza di specifiche condizioni, l’accesso a un percorso più coerente con la situazione attuale della persona, quando questa non è più imprenditore nella realtà quotidiana, ma vive ormai di stipendio, pensione o altre entrate personali.

Le condizioni previste sono tre.

  • La prima è che l’attività risulti cessata da almeno sei mesi.
  • La seconda è che i redditi attuali del debitore e della sua famiglia derivino prevalentemente da lavoro dipendente, pensione o prestazioni assistenziali.
  • La terza è che i debiti derivanti dalla vecchia attività non rappresentino la parte prevalente dell’intera esposizione debitoria.

In questo modo si evita che un imprenditore ancora attivo possa utilizzare impropriamente strumenti pensati per altre situazioni, ma si offre una risposta a chi, nella realtà, è ormai tornato a vivere come lavoratore, pensionato o persona fisica non più inserita in un’attività economica autonoma.

La proposta prevede anche che vengano prodotte le scritture contabili e fiscali relative agli ultimi tre anni di attività, se disponibili. Quando questi documenti non siano reperibili per cause non imputabili al debitore, l’organismo incaricato dovrà darne atto nella relazione.

È un punto importante perché fotografa una realtà molto diffusa nel tessuto economico italiano: piccoli operatori, artigiani, commercianti, professionisti e partite IVA che hanno chiuso l’attività, ma continuano a vivere sotto il peso dei debiti pregressi, pur non essendo più imprenditori nella loro vita attuale.

4. Linee guida nazionali per valutazioni più uniformi

Nel testo presentato alla Camera, è prevista l’adozione di linee guida nazionali per rendere più uniforme la valutazione dei criteri di accesso alle procedure.

Il problema è concreto: situazioni simili possono essere valutate in modo diverso a seconda del territorio, della prassi locale o dell’approccio seguito dai soggetti coinvolti.

Le linee guida:

  •  dovrebbero aiutare a valutare in modo più omogeneo aspetti delicati come la condotta del debitore, le cause dell’indebitamento, l’eventuale presenza di comportamenti scorretti o atti posti in danno dei creditori.
  • devono essere adottate entro 180 giorni dall’entrata in vigore della riforma e pubblicate sul sito del Ministero della Giustizia.

Queste, non sostituiscono la valutazione del giudice e servono a orientare il lavoro degli organismi incaricati e a rendere più coerente la preparazione delle relazioni, ma resta sempre la valutazione del singolo caso concreto.

L’obiettivo è ridurre le disomogeneità territoriali e aumentare la prevedibilità del sistema.

5. Tutela automatica dell’unica automobile necessaria

La proposta introduce una salvaguardia specifica per l’unica autovettura del debitore o del nucleo familiare, quando questa sia necessaria per esigenze essenziali di lavoro, salute o istruzione.

Il punto centrale è il meccanismo di tutela: oggi l’esclusione dell’automobile dalla liquidazione deve essere richiesta e rimessa alla valutazione del giudice. Con la riforma, invece, l’esclusione opererebbe automaticamente quando ricorrono tutti i presupposti previsti.

I presupposti sono diversi:

  1. Deve trattarsi dell’unica autovettura di proprietà del debitore o del suo nucleo familiare.
  2. L’automobile deve essere necessaria per motivi concreti, legati al lavoro, alla salute o all’istruzione dei componenti della famiglia.
  3. Il valore del veicolo non deve superare il limite massimo di 10.000 euro.
  4. Il debitore dovrà attestare la sussistenza di questi requisiti nella domanda o nel corso della procedura, anche sulla base della relazione dell’organismo incaricato.

La misura risponde a un’esigenza molto concreta. In molte famiglie l’automobile non rappresenta un bene superfluo, ma uno strumento indispensabile per recarsi al lavoro, accompagnare un familiare a visite mediche, portare i figli a scuola o raggiungere luoghi non serviti adeguatamente dai mezzi pubblici.

In questo modo si prova a distinguere tra beni realmente indispensabili e beni che possono invece essere destinati alla soddisfazione dei creditori.

Una procedura efficace non dovrebbe aggravare la crisi privando la persona di strumenti essenziali per lavorare, curarsi o assistere la famiglia.

 

6. Limite temporale alla documentazione richiesta

Oggi, in molti casi, chi vuole accedere a una procedura di sovraindebitamento può trovarsi davanti a richieste documentali complesse, riferite anche a periodi molto lontani nel tempo.

Questo può diventare un ostacolo concreto, soprattutto per persone che hanno attraversato anni di difficoltà economica, chiusure di attività, cambi di banca, perdita di documenti o situazioni familiari complesse.

Si rende necessario, quindi, un limite temporale: la documentazione richiesta non dovrebbe riguardare periodi anteriori a cinque anni dal deposito della domanda, salvo casi particolari in cui sia previsto un periodo diverso.

In questo modo si evita che il debitore resti bloccato perché non riesce a recuperare documenti troppo vecchi o non più disponibili.

 È previsto inoltre,  che, quando il recupero di alcuni documenti sia oggettivamente impossibile, il debitore possa sostituirli con dichiarazioni sostitutive, assumendosi la responsabilità di quanto dichiarato.

Il senso della misura è mantenere i controlli necessari, ma rendere l’accesso alla procedura più realistico e meno burocratico.

7. Estensione dei termini a tutte le principali procedure

La proposta non limita il termine massimo della relazione a una sola procedura.

La stessa disciplina viene estesa anche al concordato minore, alla liquidazione controllata e all’esdebitazione del debitore incapiente.

Questo passaggio consente di evitare differenze ingiustificate tra procedure diverse.

Il principio è che, qualunque sia lo strumento utilizzato dal debitore, i tempi della relazione dovrebbero essere chiari, tracciabili e ragionevoli.

È una scelta di coerenza: se il sistema vuole essere accessibile, deve esserlo in tutte le sue forme, non solo in alcune.

8. Maggiore tutela per il debitore incapiente

Il reddito del debitore incapiente, ovvero, la persona che non ha risorse sufficienti per offrire un pagamento significativo ai creditori, deve essere valutato al netto delle trattenute che incidono realmente sulla disponibilità mensile della persona.

Devono quindi essere considerati pignoramenti, cessioni del quinto, deleghe di pagamento e altre trattenute obbligatorie previste dalla legge o dal contratto.

Questo aspetto è fondamentale perché il reddito formale non sempre coincide con quello effettivamente disponibile.

Una persona può risultare titolare di uno stipendio, ma ricevere ogni mese una somma molto più bassa a causa di trattenute già in corso.

Valutare solo il reddito teorico rischierebbe di non fotografare la reale condizione economica del debitore.

Il senso complessivo della riforma

Nel suo insieme, questa iniziativa legislativa mira a rendere il sovraindebitamento uno strumento più concreto e più vicino alla vita reale delle persone. Provando a costruire un sistema più ordinato, più trasparente e più efficace, capace di accompagnare il debitore meritevole in un percorso di rientro, ristrutturazione o ripartenza economica.

Il Manifesto Ripartenza nasce proprio da questa esigenza: dare voce a una realtà che esiste, che attraversa migliaia di famiglie e che troppo spesso resta invisibile fino a quando non si manifesta attraverso un pignoramento, un’asta, un blocco del conto o la perdita della casa.

Conclusione

La proposta di legge A.C. 2885 rappresenta un passaggio importante nel dibattito sulla tutela del debitore meritevole e sull’effettività delle procedure di sovraindebitamento.

Non basta prevedere strumenti di tutela. È necessario che questi strumenti siano accessibili, comprensibili, tempestivi e applicati in modo uniforme.

La vera sfida è trasformare il sovraindebitamento da percorso complesso e spesso tardivo a strumento realmente capace di offrire una possibilità di ripartenza a chi si trova in una condizione di crisi economica non più sostenibile.

Una riforma non può eliminare da sola le cause dell’indebitamento delle famiglie italiane.

Può però fare una cosa essenziale: rendere più giusto, più rapido e più trasparente il modo in cui lo Stato accompagna chi prova ad affrontare una situazione di debito diventata ingestibile.

È su questo terreno che si misura l’effettività della tutela del debitore meritevole: non nella promessa di una soluzione automatica, ma nella costruzione di un percorso serio, controllato e realmente praticabile.

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