Il caro energia non è più soltanto una questione di bollette più alte.
È diventato un tema sociale, economico e familiare. Un tema che incide sulla vita quotidiana delle persone, sulla capacità delle famiglie di pagare le spese essenziali e, nei casi più fragili, sul rischio di scivolare in una condizione di indebitamento crescente.
È questo il punto che ho voluto portare all’attenzione del Senato, nel corso dell’incontro “Il caro energia registra nuovi sovraindebitamenti di famiglie e imprese”, svoltosi il 2 aprile 2025 presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, a Roma.
Come presidente del Centro Studi sulla crisi economica delle famiglie italiane, ritengo fondamentale osservare, comprendere e raccontare le dinamiche che oggi colpiscono il cittadino italiano. E tra queste dinamiche, il caro energia occupa un posto centrale.
Perché quando aumentano luce e gas, non aumenta soltanto una voce di spesa. Si riduce il margine economico complessivo di una famiglia.
E quando il margine si riduce, ogni altra scadenza diventa più difficile da sostenere.
Dal caro energia ai debiti familiari
Il caro energia ha iniziato a farsi sentire con maggiore forza già dal 2021, per poi progredire negli anni successivi fino alla situazione attuale.
Da allora molte famiglie hanno dovuto fare i conti con bollette più alte, inflazione, rincari generalizzati, perdita del potere d’acquisto e redditi spesso non adeguati all’aumento del costo della vita.
Il punto è semplice: se una famiglia deve pagare di più per luce e gas, avrà meno risorse per tutto il resto.
Meno risorse per il mutuo.
Meno risorse per l’affitto.
Meno risorse per i finanziamenti.
Meno risorse per la spesa alimentare, la salute, la scuola, i trasporti, i figli.
E quando le risorse non bastano più, le conseguenze sono due: o si tagliano le altre spese, oppure ci si indebita.
Questo è il legame più evidente tra caro energia e indebitamento. Non possiamo dire che il caro energia sia l’unica causa dei debiti delle famiglie italiane, perché l’indebitamento nasce quasi sempre da un fenomeno complesso. Ma possiamo dire che il caro bollette può aggravare situazioni già fragili e trasformare un equilibrio precario in una crisi vera.
I numeri del caro bollette
Durante il mio intervento ho richiamato alcuni dati che aiutano a comprendere la dimensione del problema.
I dati di ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, hanno mostrato nel 2025 aumenti significativi delle spese energetiche. Nel dibattito è stato richiamato un aumento del 18,2% delle spese per l’energia rispetto al trimestre precedente e un incremento del costo del gas pari al 12,4%.
Sono numeri importanti, perché non restano su un foglio statistico. Entrano nelle case delle famiglie. Entrano nelle scelte quotidiane. Entrano nei bilanci domestici.
Già nel 2023, secondo quanto richiamato durante l’intervento, il 9% delle famiglie italiane si trovava sotto la soglia di povertà energetica.
Nel 2024, il 35% delle famiglie italiane avrebbe destinato circa il 10% del proprio reddito al pagamento delle bollette.
Attualmente, secondo le stime riportate nel dibattito, una famiglia media italiana potrebbe arrivare a sostenere circa 2.900 euro all’anno per il pagamento delle utenze.
Quando una famiglia deve destinare una quota così significativa del proprio reddito alle bollette, il problema non è più soltanto energetico. Diventa un problema di sostenibilità economica.
Le cause: geopolitica, mercati e politiche economiche
Le cause del caro energia sono molteplici.
Ci sono le tensioni geopolitiche.
C’è l’andamento dei mercati internazionali.
Ci sono le dinamiche dei prezzi dell’energia.
Ci sono le politiche economiche interne ed europee.
Ma il risultato, per le famiglie, è uno solo: l’aumento del costo della vita.
Quando aumenta il costo dell’energia, non aumenta soltanto la bolletta domestica. Aumentano anche i costi di produzione, trasporto e distribuzione di molti beni e servizi. Questo effetto si trasferisce sui prezzi finali e pesa ancora di più sui bilanci familiari.
Per questo il caro energia non può essere letto come un fenomeno isolato. Va inserito in una cornice più ampia: inflazione, redditi insufficienti, lavoro povero, costo della casa, spese sanitarie, trasporti e difficoltà di accesso al credito.
Perché il Sud rischia di pagare di più
Nel mio intervento ho voluto richiamare anche un aspetto territoriale spesso sottovalutato.
Il caro bollette incide in modo particolare sulle regioni del Sud, dove i redditi sono mediamente più bassi e dove la minore capacità reddituale rende più difficile assorbire l’aumento delle utenze.
A pesare è anche la maggiore dipendenza dal gas, soprattutto per il riscaldamento. Una dipendenza che contribuisce a trascinare con sé anche i costi dell’energia elettrica.
Lo stesso aumento, quindi, non produce lo stesso effetto su tutte le famiglie.
Dove il reddito è più basso, ogni rincaro pesa di più.
Dove i risparmi sono minori, ogni spesa imprevista può diventare una crisi.
Dove ci sono già rate, mutui o finanziamenti, una bolletta più alta può accelerare il rischio di sovraindebitamento.
Il debito non è solo una questione economica
Quando si parla di debiti, spesso si pensa solo ai numeri.
Rate. Importi. Scadenze. Interessi. Solleciti. Cartelle. Finanziamenti.
Ma il debito non è soltanto una voce contabile. È anche un problema sociale e psicologico.
Quando una famiglia non riesce più a sostenere le spese ordinarie, le conseguenze possono essere profonde: ansia, stress, tensioni familiari, isolamento, rinunce, paura del futuro.
Il peso delle bollette, delle rate, delle telefonate di sollecito e delle scadenze può incidere sulla serenità personale e familiare.
Può incidere anche sui figli. Una famiglia in difficoltà economica può ridurre le attività formative, sportive, culturali e ricreative. Può vivere una condizione di maggiore esclusione sociale. Può trovarsi costretta a scegliere tra ciò che sarebbe utile e ciò che è immediatamente indispensabile.
E quando una famiglia non riesce più a partecipare pienamente alla vita sociale, il problema non è più soltanto privato. Diventa un tema pubblico.
Il rischio dell’usura e del credito insostenibile
Un altro rischio che non possiamo ignorare è quello del credito insostenibile.
Famiglie già in difficoltà, magari segnalate come cattivi pagatori, possono incontrare ostacoli nell’accesso al credito ordinario.
E quando una famiglia non riesce più ad accedere ai canali ordinari, può essere spinta a cercare liquidità altrove: prestiti con tassi elevati, finanziamenti non sostenibili, soluzioni rapide ma pericolose, fino al rischio di cadere in circuiti usurari.
Il rischio è evidente: si prova a uscire da un debito entrando in un debito ancora più pesante.
Per questo l’informazione è fondamentale. Le famiglie devono essere messe nelle condizioni di comprendere la propria situazione economica prima che la crisi diventi ingestibile.
Le categorie vulnerabili e il lavoro povero
Quando parliamo di caro energia e sovraindebitamento dobbiamo guardare prima di tutto alle categorie più vulnerabili.
Pensionati.
Famiglie monoreddito.
Giovani coppie.
Giovani coppie con figli.
Nuclei familiari con redditi bassi.
Sono categorie che hanno margini di manovra più limitati. Quando aumentano bollette, affitti, mutui, trasporti e spese alimentari, queste famiglie possono trovarsi rapidamente in difficoltà.
Ma c’è un altro tema che considero centrale: il lavoro povero.
Il lavoro povero è una piaga sociale. Perché avere un lavoro non sempre significa riuscire a vivere dignitosamente. E il lavoro precario, soprattutto quando è imposto e non scelto, rende ancora più difficile costruire stabilità, pianificare il futuro e affrontare imprevisti.
Una famiglia può lavorare, avere reddito, pagare per anni, e poi trovarsi comunque in difficoltà se il costo della vita cresce più velocemente delle entrate.
Il ceto medio dimenticato
C’è poi una fascia che rischia di essere dimenticata: il ceto medio.
Per anni abbiamo considerato ceto medio chi aveva un reddito annuo indicativamente compreso tra 25.000 e 60.000 euro e, spesso, anche una casa di proprietà.
Oggi, però, avere una casa non è più una garanzia sufficiente per evitare di scivolare verso condizioni di fragilità economica.
Una famiglia può possedere un’abitazione e non avere liquidità sufficiente. Può avere uno stipendio e non riuscire più a sostenere tutte le scadenze. Può avere una situazione apparentemente stabile e, allo stesso tempo, essere esposta a rate, bollette, spese sanitarie, mutui, rincari e imprevisti.
Oggi, per poter parlare davvero di stabilità economica, non basta avere una casa o un reddito regolare. Servirebbero anche risparmi adeguati, stimabili intorno ai 30.000 euro, e l’assenza di debiti rilevanti.
Ma molte famiglie quei risparmi li avevano e li hanno consumati negli ultimi anni per far fronte a bollette, rate, mutui, spese sanitarie, rincari e debiti pregressi.
Per questo dobbiamo attenzionare il ceto medio. Non è più automaticamente al riparo dal rischio di sovraindebitamento. Può scivolare, lentamente, verso la stessa fragilità che tradizionalmente attribuiamo solo alle categorie più vulnerabili.
Le misure temporanee non bastano
Gli interventi temporanei possono offrire un sollievo immediato.
Un contributo, un bonus, una misura una tantum possono aiutare una famiglia a respirare per qualche settimana o per qualche mese.
Ma non bastano.
Perché se il costo della vita continua ad aumentare, se il potere d’acquisto resta debole, se il lavoro povero continua a essere una piaga, se la sanità e la casa pesano sempre di più sui bilanci familiari, allora il problema non viene risolto.
Viene solo rimandato.
Misure di questo tipo rischiano di essere come un cerotto su una ferita profonda. Possono coprire temporaneamente il problema, ma non curano le cause che lo hanno prodotto.
Servono interventi più coraggiosi
Per questo ritengo necessario un intervento più ampio e più coraggioso.
Occorre incidere sulle cause profonde dell’indebitamento.
Bisogna lavorare sull’aumento del costo della vita.
Bisogna contrastare il lavoro povero.
Bisogna rafforzare il potere d’acquisto.
Bisogna intervenire sulle politiche sanitarie e abitative.
Bisogna diffondere maggiore educazione finanziaria.
Bisogna aprire più sportelli di consulenza sul debito.
La consulenza preventiva può aiutare le famiglie a comprendere la propria esposizione, ricostruire i debiti, valutare le scadenze, evitare nuovo credito non sostenibile e individuare per tempo gli strumenti più adeguati.
Non si tratta solo di intervenire quando il problema è esploso. Si tratta di prevenire.
Perché aspettare troppo, nelle situazioni di debito, significa spesso ridurre le possibilità di soluzione.
Potenziare gli strumenti legali esistenti
Accanto agli interventi sociali ed economici, è necessario potenziare gli strumenti legali già esistenti.
Chi si trova già nella morsa dell’indebitamento deve poter accedere a percorsi concreti, sostenibili e realmente efficaci.
Il problema non è solo avere strumenti giuridici sulla carta. Il problema è fare in modo che quegli strumenti funzionino davvero, in tempi compatibili con la vita delle persone.
Se una famiglia ha già rate non pagate, pignoramenti, cartelle, mutui in sofferenza o rischio di perdita della casa, il tempo diventa decisivo.
Una risposta tardiva può arrivare quando la situazione è già compromessa.
Per questo serve un sistema più capace di intercettare prima il disagio economico e di accompagnare le famiglie verso percorsi sostenibili.
Una questione sociale, prima ancora che economica
Il caro energia non è solo un problema tariffario.
È una questione sociale.
È una questione familiare.
È una questione di dignità economica.
Incide sulle bollette, ma anche sulle rate, sui mutui, sugli affitti, sulla spesa alimentare, sulla salute, sul benessere psicologico e sulla possibilità stessa delle famiglie di mantenere un equilibrio.
Il sovraindebitamento raramente nasce da un solo evento. Spesso è il risultato di più fattori che si sommano nel tempo: rincari, redditi insufficienti, lavoro povero, lavoro precario, spese impreviste, bollette elevate, perdita del potere d’acquisto, debiti pregressi e difficoltà di accesso al credito.
Per questo dobbiamo cambiare prospettiva.
Non basta intervenire quando la crisi è già diventata evidente. Bisogna agire prima, sulle cause profonde dell’indebitamento, affinché le famiglie possano ritrovare condizioni concrete di sostenibilità economica.
Il caro energia ci obbliga a guardare dentro le case degli italiani. Non solo alle bollette che arrivano, ma alle scelte che quelle bollette impongono.
Ed è da lì che deve partire ogni riflessione seria sulle famiglie, sul debito e sulla tenuta sociale del Paese.