Il divario tra uomini e donne non riguarda soltanto il mercato del lavoro. È un tema che incide anche sulla stabilità economica delle famiglie, sulla capacità di affrontare le spese quotidiane e sulla possibilità di costruire un futuro previdenziale adeguato.
Il Rendiconto di Genere 2025 del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS, presentato a Roma il 24 febbraio 2026, conferma che in Italia permangono condizioni di svantaggio per le donne in ambito lavorativo, familiare, sociale e pensionistico.
Occupazione femminile ancora distante da quella maschile
Nel 2024 il tasso di occupazione femminile in Italia si è attestato al 53,3%, contro il 71,1% degli uomini. Il divario è quindi pari a 17,8 punti percentuali.
Anche le assunzioni mostrano una distanza significativa: quelle femminili rappresentano solo il 42,2% del totale. Tra le assunzioni a tempo indeterminato, le donne sono il 36,7%, mentre gli uomini il 63,3%.
Il dato evidenzia non solo una minore partecipazione femminile al lavoro, ma anche una maggiore difficoltà ad accedere a occupazioni stabili.
Part-time e retribuzioni: due fattori di fragilità
Il Rendiconto INPS segnala che le lavoratrici con contratto part-time rappresentano il 67,2% del totale. Anche il part-time involontario è prevalentemente femminile: riguarda il 13,7% delle donne occupate, contro il 4,6% degli uomini.
Il gap retributivo resta un altro punto critico. Le donne percepiscono stipendi inferiori di oltre 25 punti percentuali rispetto agli uomini.
La differenza cambia a seconda dei settori: è pari al 19,7% nelle attività manifatturiere, al 23,6% nel commercio, al 15,7% nei servizi di alloggio e ristorazione e arriva al 31,7% nelle attività finanziarie e assicurative.
Redditi più bassi e lavori meno stabili possono ridurre la capacità di risparmio e rendere più difficile affrontare imprevisti, rate, mutui o spese familiari.
Donne più istruite, ma meno presenti nei ruoli di vertice
Nel 2024 le donne risultano più presenti degli uomini sia tra i diplomati, con una quota del 52,6%, sia tra i laureati, dove raggiungono il 59,4%.
Tuttavia, questa maggiore presenza nei percorsi di istruzione non si traduce in una pari presenza nei ruoli apicali. I ruoli dirigenziali sono ricoperti da donne solo nel 21,8% dei casi, mentre tra i quadri il genere femminile rappresenta il 33,1%.
Il dato mostra una distanza ancora rilevante tra formazione, carriera e riconoscimento economico.
Il lavoro di cura pesa soprattutto sulle donne
Il Rendiconto evidenzia anche il peso del lavoro di cura.
Nel 2024 le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 15,4 milioni, contro appena 2,8 milioni utilizzate dagli uomini.
Questo squilibrio conferma che la gestione familiare continua a ricadere in larga parte sulle donne, con conseguenze sulla continuità lavorativa, sul reddito e sui contributi previdenziali.
A questo si aggiunge il tema degli asili nido: secondo il comunicato INPS, solo Umbria, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta raggiungono o si avvicinano all’obiettivo dei 45 posti nido ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni.
Pensioni più basse: il divario continua anche dopo il lavoro
Le differenze nel mercato del lavoro si riflettono anche sulle pensioni.
Le donne sono numericamente più presenti tra i beneficiari di pensioni: circa 7,99 milioni di pensionate, contro 7,37 milioni di pensionati.
Tuttavia, gli importi risultano più bassi. Nel lavoro dipendente privato, le pensioni di anzianità o anticipate delle donne sono inferiori del 25,1% rispetto a quelle degli uomini. Per le pensioni di invalidità il divario è del 31,5%, mentre per le pensioni di vecchiaia arriva al 44,2%.
Il Rendiconto collega questi dati alla condizione di svantaggio che le donne vivono nel mercato del lavoro: carriere più discontinue, redditi inferiori e maggiore incidenza del lavoro di cura producono effetti anche nella fase pensionistica.
Perché questi dati riguardano anche la fragilità economica delle famiglie
I dati del Rendiconto di Genere 2025 non descrivono soltanto una disparità tra uomini e donne. Raccontano anche una possibile condizione di maggiore esposizione economica.
Un reddito più basso, un lavoro meno stabile, un part-time involontario o una pensione più contenuta possono ridurre la capacità di affrontare spese impreviste, rate, mutui, finanziamenti o cartelle da pagare.
In questo senso, il divario di genere diventa anche un tema di sostenibilità economica familiare. Quando le entrate sono insufficienti o discontinue, il rischio è che una difficoltà temporanea possa trasformarsi progressivamente in una crisi debitoria più complessa.
Conclusione
Il Rendiconto di Genere 2025 del CIV INPS conferma che in Italia restano divari importanti tra uomini e donne nel lavoro, nei redditi, nella cura familiare e nelle pensioni.
Questi squilibri non riguardano solo la parità di genere, ma anche la capacità delle famiglie di mantenere un equilibrio economico.
Per questo è fondamentale leggere questi dati non come semplici statistiche, ma come segnali concreti di una fragilità che può incidere sulla vita quotidiana, sulla gestione del debito e sulla possibilità di affrontare gli imprevisti senza scivolare in una situazione di difficoltà più grave.
Fonte utilizzata:
Comunicato stampa INPS del 24 febbraio 2026: “CIV INPS, presentato il Rendiconto di Genere 2025”.