Il patrimonio finanziario delle famiglie italiane ha raggiunto 6.487,7 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 35,1% rispetto al 2020. È il dato più alto mai registrato, diffuso dalla FABI su elaborazione di statistiche Banca d’Italia. Ma applicando l’inflazione cumulata ISTAT dello stesso periodo (+19,4%), la crescita reale scende al 13,2%: meno di un terzo di quanto comunicato.

Il patrimonio finanziario tocca 6.487 miliardi

Nel solo 2025 il patrimonio finanziario delle famiglie italiane è cresciuto di 446,3 miliardi, passando da 6.041,4 a 6.487,7 miliardi. A trainare l’aumento sono le azioni, salite di 292,9 miliardi (+16,4%) fino a 2.077,2 miliardi, seguite dai fondi comuni (+58,1 miliardi, a quota 901,9 miliardi), dalle polizze assicurative (+46 miliardi, a 1.174,4 miliardi) e dai titoli obbligazionari (+27,7 miliardi, a 523,6 miliardi). La liquidità — conti correnti e depositi — è cresciuta solo di 23,5 miliardi (+1,5%), raggiungendo 1.603,2 miliardi: l’incremento più contenuto dell’intero paniere.

Perché il dato nominale non basta

Un aumento del valore in euro non equivale a un aumento del potere d’acquisto. Tra il 2020 e il 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), calcolato dall’ISTAT, ha registrato le seguenti variazioni medie annue:

  • 2021: +1,9%
  • 2022: +8,1%
  • 2023: +5,7%
  • 2024: +1,0%
  • 2025: +1,5% (dato acquisito, sulla base delle rilevazioni disponibili a novembre 2025)

La crescita cumulata dei prezzi nel quinquennio è pari al 19,4%. Applicando questa deflazione al patrimonio finanziario, la crescita reale scende dal 35,1% nominale al 13,2% reale: la ricchezza è aumentata, ma meno di un terzo di quanto suggerisce il titolo.

La liquidità perde potere d’acquisto, non lo guadagna

Il caso più netto riguarda la componente più diffusa nei portafogli delle famiglie italiane: biglietti e depositi, cresciuti tra il 2020 e il 2025 da 1.556,3 a 1.603,0 miliardi (+46,7 miliardi, +3% nominale). Depurato dall’inflazione, questo 3% diventa una perdita reale del 13,7%. In termini concreti: 10.000 euro fermi su un conto corrente nel 2020 hanno oggi un potere d’acquisto di circa 8.630 euro. Il calcolo non tiene conto degli interessi attivi, rimasti prossimi allo zero sui conti correnti per gran parte del periodo.

Nominale vs reale, voce per voce

Voce di patrimonio Variazione nominale 2020-2025 Variazione reale
Patrimonio finanziario totale +35,1% +13,2%
Azioni +113,3% +78,6%
Titoli e obbligazioni +111,5% +77,1%
Fondi comuni +30,9% +9,6%
Biglietti e depositi +3,0% -13,7%
Polizze assicurative -1,0% -17,1%

Il 95% delle azioni è capitale d’impresa, non investimenti liquidi

La crescita più vistosa, quella azionaria, richiede una lettura più attenta. Dei 2.077,2 miliardi di azioni detenute dalle famiglie italiane nel 2025, 1.933,6 miliardi sono partecipazioni in imprese e banche italiane, e solo 99,1 miliardi sono titoli quotati in Borsa. Il 95% del portafoglio azionario delle famiglie è quindi capitale detenuto in società non quotate: non un investimento liquidabile sul mercato, ma il valore delle aziende di cui le famiglie sono socie o proprietarie.

Buona parte della crescita comunicata come “boom del risparmio investito” è, più precisamente, la rivalutazione contabile del capitale delle imprese familiari italiane — un dato che riguarda direttamente il tessuto delle PMI, ma che resta per definizione assente dai patrimoni delle famiglie che non possiedono un’azienda.

L’inflazione accelera di nuovo nel 2026

Il quadro descritto finora si ferma al quinquennio 2020-2025. Ma un dato più recente, pubblicato dall’ISTAT il 30 giugno 2026, segnala un’inversione di tendenza: a giugno 2026 l’inflazione è risalita al +3,0% su base annua (dal +3,2% di maggio), contro il +1,5% registrato in media nell’intero 2025. L’inflazione acquisita per il 2026 si attesta già al +2,6%.

L’accelerazione è determinata soprattutto dai prezzi energetici, in netta risalita: gli energetici regolamentati passano dal +5,6% al +9,3% su base annua, quelli non regolamentati dal +12,5% al +12,9%. Se questa dinamica dovesse proseguire, l’erosione del potere d’acquisto della liquidità delle famiglie — già evidente nel dato 2020-2025 — rischia di accentuarsi ulteriormente nel corso del 2026, anziché attenuarsi.

Cosa significa per chi legge il fenomeno del debito

Un patrimonio nazionale in crescita “sulla carta” non modifica la capacità reddituale delle famiglie prive di asset azionari o immobiliari da rivalutare. Chi si affida principalmente alla liquidità corrente resta esposto, in termini reali, a una progressiva erosione delle risorse disponibili — una dinamica rilevante per chi deve valutare la sostenibilità di rate e impegni finanziari già assunti, indipendentemente dai titoli sulla “ricchezza record” delle famiglie italiane.

 

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