La disparità di genere nel mondo del lavoro è un tema che non passa mai di moda. In effetti, continua a essere il principale ostacolo non soltanto per le donne, ma per l’intera società. Il sogno è di vedere un mondo in cui tutti, indipendentemente dal genere, riescono ad arrivare più in alto possibile nell’ambito del proprio lavoro, senza però sbattere la testa contro il famigerato soffitto di cristallo. Forse per qualcuno è un’idea troppo rivoluzionaria, ma vale la pena discuterne.
In questo articolo spiegheremo perché la disparità di genere è ancora in essere e gli effetti economici che provoca. Vedremo anche come le politiche sociali possono contribuire al cambiamento e anche come l’empowerment femminile e l’adozione di politiche sociali incisive potrebbero finalmente aprire nuove porte nel mondo del lavoro.
Il problema disparità di genere: donne fuori dalla forza lavoro
Il dato è chiaro: in Italia, oltre il 50% delle donne non lavora, ben sopra la media dei paesi OCSE. La rappresentanza femminile nei ruoli manageriali è perfino più desolante: solo il 18% in Italia contro il 27% a livello globale.
Uno degli effetti più devastanti della disparità di genere? L’esclusione sistematica delle donne dalla forza lavoro femminile e dai ruoli di potere. Non è raro sentire politici annunciare le loro intenzioni di supportare la parità di genere, ma queste promesse sembrano disperdersi nell’aria.
La parità di genere non è poi solo una questione di giustizia sociale, ma anche un’ottima mossa economica. Le aziende che abbracciano una forza lavoro inclusiva tendono a ottenere risultati migliori.
Secondo il McKinsey Global Institute, se le donne lavorassero quanto gli uomini, il PIL mondiale potrebbe crescere del 26% entro il 2025. Inoltre, se si monetizzasse anche il lavoro di cura non retribuito, altro che crisi economica: avremmo 12mila miliardi in più. Insomma, chi l’avrebbe mai detto che investire nell’empowerment femminile potrebbe dare una spinta al PIL mondiale? Ma come possiamo rompere il sofismo del soffitto di cristallo e mettere queste idee in pratica? Lo scopriremo nel paragrafo successivo.
Rompere il soffitto di cristallo: una missione possibile?
Investire sui talenti femminili sembra un compito troppo ardito per molti. Quanti casi si potrebbero citare in Italia, dove tutto si blocca troppo spesso sulla “pipeline” femminile, fragile e malconcia? La pandemia, come non bastasse, ha aggravato la situazione, con il 98% dei nuovi disoccupati del 2020 costituiti da donne.
Grazie al G20 Empower, però, abbiamo qualche idea su come invertire la rotta. Diverse strategie potrebbero rivelarsi efficaci nel creare ambienti di lavoro più equitativi. Lavoro flessibile, opportunità di carriera senza stereotipi e la gestione equa del congedo parentale sono solo alcuni degli strumenti suggeriti.
Sradicare i pregiudizi richiede però lo sforzo collettivo, che inizia da scuole, media e aziende. La necessità di questo è chiara quando si parla di empowerment femminile e di creare una cultura inclusiva e paritaria. A questo punto, tutto quello che resta da fare è smettere di trovare scuse e iniziare a fare la differenza, nel piccolo e nel grande.