Ci sono buone notizie per il bilancio delle famiglie italiane. Secondo l’ultimo report Istat, il debito delle famiglie mostra segni di miglioramento. Cresce, però, la pressione fiscale.
Nei primi nove mesi del 2024, il rapporto deficit/Pil delle pubbliche amministrazioni è andato giù, raggiungendo il 4,6% a settembre. Mentre la propensione al risparmio delle famiglie ha deciso di concedersi una pausa, la pressione fiscale è aumentata del 40,5%.
In questo articolo, parleremo del miglioramento del rapporto deficit/Pil, dell’aumento della pressione fiscale e faremo luce sull’andamento delle società non finanziarie.
Miglioramento del rapporto deficit/Pil
Come detto all’inizio, i dati dell’Istat mostrano un inatteso e apprezzabile miglioramento del rapporto deficit/Pil: nei primi nove mesi del 2024, siamo passati da un deficit dell’8,4% del Pil di gennaio a un più rassicurante 4,6% a settembre. Perché questo dato è positivo per le famiglie italiane? Meno indebitamento per lo Stato spesso si traduce, nel lungo termine, in meno tasse da pagare.
Con le promesse del governo Meloni, che punta a portare il debito sotto il fatidico 3% entro il 2025, possiamo sperare che il nostro Paese stia finalmente mettendo un po’ d’ordine nei suoi affari finanziari. Insomma, ci si aspetta di rispettare le norme europee e ridurre il deficit annualmente dello 0,5% del Pil.
Di contro, però, è aumentata la pressione fiscale. Vediamo di seguito in che misura.
Aumento della pressione fiscale
La pressione fiscale è salita al 40,5%, con un aumento di 0,8 punti percentuali rispetto all’anno passato. Anche se piccola entità, si farà comunque sentire nello zaino già stracolmo delle famiglie italiane.
In questo contesto, il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è cresciuto dello 0,6%, ma la propensione al risparmio è calata al 9,2%. Bene o male, i dati ci dicono che le famiglie stanno spendendo di più, forse per necessità o altro.
Il fatto che il potere di acquisto sia aumentato dello 0,4%, ci dice che, nonostante l’aumento della pressione fiscale, le cose non sono così negative. Vediamo adesso qual è lo stato in cui versano le società non finanziarie.
Andamento delle società non finanziarie
Passando alle società non finanziarie, notizie di certo non incoraggianti emergono dagli ultimi dati Istat. Nel terzo trimestre del 2024, la quota di profitto è scesa al 42,4%, che equivale a una diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
La flessione è determinata dalla stazionarietà del risultato lordo di gestione. È interessante notare che, mentre i profitti diminuivano, il valore aggiunto riusciva a mettere a segno un modesto incremento dello 0,7%.
Non solo i profitti, perché anche il tasso di investimento è in flessione, scendendo fino al 21,7% (0,4 punti percentuali rispetto ai tre mesi passati).
Insomma, è uno scenario dove la parola d’ordine sembra essere “prudenza”, con le imprese non finanziarie che, pur navigando in acque turbolente, hanno a disposizione delle potenziali opportunità.