Il Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura è uno strumento pubblico istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze dall’articolo 15 della Legge n. 108 del 1996.
La sua funzione è prevenire il ricorso all’usura, favorendo l’accesso al credito legale per i soggetti che si trovano in una situazione di temporanea difficoltà economica.
Il Fondo non è una sanatoria. Non è una rottamazione. Non cancella automaticamente i debiti. Non blocca pignoramenti, cartelle fiscali o azioni di recupero. Non garantisce, da solo, l’erogazione automatica di denaro.
Inoltre, se la crisi familiare è già strutturata, con pignoramenti, cartelle fiscali, recupero crediti o rate non sostenibili, occorre valutare strumenti diversi, come accordi con i creditori, rateizzazioni o procedure previste dal Codice della Crisi.
Il suo obiettivo è: evitare che persone, famiglie, lavoratori autonomi e piccole imprese, quando non riescono più ad accedere ai canali ordinari del credito, possano essere spinti verso circuiti informali, opachi o illegali.
In concreto, il Fondo opera attraverso soggetti abilitati, come Confidi, Fondazioni e Associazioni antiusura. Sono questi enti a valutare la situazione del richiedente e, se ricorrono i presupposti, a facilitare l’accesso a garanzie o finanziamenti.
Riforma fondo prevenzione usura 2026
Dal 15 giugno 2026 è operativa la riforma del Fondo prevenzione usura del MEF.
La riforma è collegata al Decreto Ministeriale del 27 febbraio 2026, attuativo della Legge di Bilancio 2025. Le modalità di attuazione sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 142 del 22 giugno 2026.
Si tratta di un aggiornamento rilevante perché interviene su uno strumento nato quasi trent’anni fa, in un contesto economico e sociale molto diverso da quello attuale.
Oggi la fragilità economica delle famiglie non nasce necessariamente da un solo grande evento. Spesso nasce dalla somma progressiva di più pressioni: costo della vita, rate di finanziamenti, carte revolving, mutuo o affitto, utenze, cartelle fiscali, spese sanitarie, riduzione del reddito disponibile o aumento improvviso delle uscite.
Per questo il Fondo prevenzione usura non va letto soltanto come una misura tecnica. È anche uno strumento che consente di osservare un fenomeno più ampio: la perdita di accesso al credito regolare come fattore di vulnerabilità sociale.
Famiglie e riduzione del margine disponibile
I dati più recenti mostrano un quadro articolato.
Da un lato, Banca d’Italia segnala che la situazione finanziaria delle famiglie italiane resta nel complesso equilibrata, anche grazie a una solidità patrimoniale e a un livello di indebitamento contenuto rispetto al confronto europeo.
Dall’altro lato, la stessa Banca d’Italia evidenzia che pressioni inflazionistiche persistenti, rincari dell’energia, costi di trasporto e condizioni finanziarie meno accomodanti possono incidere sul potere d’acquisto, sul costo del credito e sulla fiducia delle famiglie.
È proprio in questa zona intermedia che si colloca il tema della prevenzione.
Una famiglia può non essere formalmente insolvente e, allo stesso tempo, vivere una forte tensione economica. Può avere uno stipendio, una pensione o un’attività autonoma, ma trovarsi comunque con margini ridotti perché una parte importante delle entrate è già assorbita da rate, spese fisse, finanziamenti e arretrati.
Quando il margine si assottiglia, anche un imprevisto può diventare decisivo: una bolletta più alta, una spesa medica, un guasto domestico, una rata fiscale, una richiesta di pagamento o una riduzione temporanea del reddito.
Debiti e rischio esclusione finanziaria
Il rischio usura non nasce solo dalla presenza di soggetti criminali. Può nascere anche dal vuoto che si crea quando una persona in difficoltà non riesce più a trovare risposte nei canali regolari.
Una famiglia con più finanziamenti attivi, carte di credito, cessione del quinto, prestiti personali o arretrati fiscali può arrivare a un punto in cui il sistema bancario non concede nuova liquidità.
In quel momento, la difficoltà economica può trasformarsi in isolamento finanziario.
Il problema non è soltanto il debito già esistente. Il problema è la perdita di alternative legali, tracciabili e sostenibili.
È qui che il Fondo prevenzione usura assume una funzione sociale: non interviene per cancellare i debiti, ma per evitare che la mancanza di credito regolare apra la strada a soluzioni irregolari o pericolose.
Cosa cambia con la riforma 2026
La riforma 2026 introduce diversi cambiamenti.
Il primo riguarda l’ampliamento degli strumenti utilizzabili. Tra le novità rientra il microcredito, cioè una forma di finanziamento pensata anche per importi più contenuti e per situazioni che non sempre trovano risposta nel credito bancario tradizionale.
Per le famiglie questo passaggio è importante. Non tutte le difficoltà richiedono grandi importi. In alcuni casi il problema è una temporanea mancanza di liquidità che, se non gestita correttamente, può generare nuovi debiti o aggravare quelli già esistenti.
Il secondo cambiamento riguarda l’apertura a nuovi soggetti finanziatori. La riforma amplia il perimetro degli operatori coinvolti, includendo anche intermediari finanziari e operatori di microcredito, oltre alle banche.
Il terzo elemento riguarda i Confidi. Le nuove regole prevedono la possibilità di finanziamenti diretti fino a 40.000 euro da parte dei Confidi. Per le PMI sono previsti anche costi calmierati pari allo 0,50% dell’importo per l’accesso alle garanzie e ai finanziamenti diretti.
Questo punto riguarda indirettamente anche molte famiglie italiane. Dietro una piccola impresa, un’attività commerciale, un laboratorio artigiano o una partita IVA c’è spesso un nucleo familiare che dipende dalla continuità di quell’attività.
Il quarto miglioramento riguarda il monitoraggio. La riforma prevede un controllo più puntuale sull’utilizzo delle risorse, anche attraverso un sistema informativo rinnovato. In una materia delicata come la prevenzione dell’usura, la tracciabilità è essenziale: gli strumenti devono essere accessibili, ma anche verificabili.
Il quinto aspetto riguarda la maggiore attenzione all’efficacia degli enti gestori. La riforma valorizza il ruolo di Confidi, Fondazioni e Associazioni che dimostrano una maggiore capacità di utilizzare le risorse per sostenere famiglie e PMI in difficoltà.
Come si accede al Fondo
Il cittadino o l’impresa non ricevono automaticamente denaro dal MEF.
L’accesso passa attraverso gli enti abilitati: Confidi, Fondazioni e Associazioni antiusura iscritti negli elenchi pubblicati dal Dipartimento del Tesoro.
Questi soggetti valutano la posizione economica del richiedente e verificano se ci sono i presupposti per attivare garanzie o strumenti di accesso al credito.
Questo significa che il Fondo non è una procedura automatica. Richiede una valutazione concreta della situazione: redditi, debiti, spese, sostenibilità dell’eventuale nuovo finanziamento e rischio effettivo di esclusione dal credito legale.
Conclusione
La riforma del Fondo prevenzione usura merita attenzione perché sposta il tema dalla sola repressione dell’usura alla prevenzione della fragilità economica.
Una famiglia che perde accesso al credito regolare diventa più vulnerabile.
Una famiglia che accumula rate e arretrati senza una strategia diventa più esposta.
Una famiglia che non sa distinguere tra strumenti legali, soluzioni improvvisate e canali pericolosi rischia di peggiorare la propria posizione.
La crisi economica delle famiglie non va osservata soltanto quando esplode, ma anche quando comincia a restringere gli spazi di scelta.
Il Fondo prevenzione usura, in questo senso, è anche un indicatore di metodo: intervenire prima, informare meglio, rendere riconoscibili i canali istituzionali e spiegare con chiarezza cosa può fare uno strumento pubblico e cosa invece non può fare.